Una ventata di speranza sta attraversando le celle della casa circondariale di Piazza Armerina. Non si tratta solo di parole o di buone intenzioni ma di fatti concreti che, negli ultimi sei mesi, hanno cambiato la prospettiva di chi vive privato della libertà. Il progetto RipartiAmo ha dimostrato di essere molto più di un titolo accattivante, trasformandosi in un vero e proprio strumento operativo per costruire un futuro basato sulla legalità. L’iniziativa nasce dalla sinergia tra il Consorzio di Umana Solidarietà, l’associazione Seconda Chance e il Centro Studi Cesta. Insieme hanno attivato una serie di percorsi, sia interni che esterni alla struttura penitenziaria, con l’obiettivo di tracciare un cammino nuovo per i detenuti. Si è creato un legame solido tra la città e un mondo spesso percepito come distante e complesso, valorizzando risorse umane che possono rivelarsi utili per l’intera comunità.
Il lavoro come strumento di riscatto
Il risultato più significativo riguarda l’accesso al lavoro esterno. Per la prima volta nella storia del carcere armerino, cinque persone detenute hanno potuto varcare i cancelli per svolgere tirocini formativi presso aziende del territorio. Questo traguardo è stato possibile grazie alla disponibilità degli imprenditori locali e alla preziosa collaborazione della Caritas. I detenuti M. ed E. hanno prestato la loro opera nella ristrutturazione del palasport con la ditta edile Cosenza, mentre A. ha imparato il mestiere nel laboratorio del Panificio delle Meraviglie di Giuseppe Nativo. S. si è impegnato come aiuto cuoco per la Cooperativa Sud Servizi e M. si è distinto come tuttofare all’Hotel Villa Romana. La risposta delle aziende è stata entusiasta, tanto che una delle persone coinvolte, terminata la pena, ha continuato a lavorare regolarmente. Un successo che gratifica la direzione di Donata Posante e l’impegno della capo area Marianna Cacciato, con l’auspicio che futuri finanziamenti permettano di replicare questa esperienza virtuosa.
Assistenza sanitaria e competenze pratiche
Oltre all’inserimento lavorativo, il progetto ha puntato molto sul benessere psicofisico e sulla formazione. Nel secondo semestre del 2025 è stato attivato uno sportello di assistenza psicologica e psichiatrica, un servizio divenuto essenziale per sopperire alle carenze del sistema sanitario statale all’interno delle carceri. Oltre settanta persone hanno beneficiato di questo supporto, partecipando anche a terapie di gruppo. Sul fronte formativo, grande successo hanno riscosso i corsi di barberia e quelli definiti di “informatica di cittadinanza”. Questi ultimi hanno fornito ai detenuti gli strumenti pratici per interfacciarsi con la pubblica amministrazione e gestire richieste burocratiche, competenze fondamentali per il reinserimento nella società civile.
Emozioni e incontri d’eccezione
Il percorso di rieducazione ha toccato anche le corde dell’emotività e della cultura. I detenuti hanno partecipato a laboratori di scrittura creativa e a un coinvolgente corso di lettura e letteratura sportiva. Quest’ultimo ha offerto l’opportunità di incontrare, seppur in video collegamento, personalità di spicco come l’ex ct della nazionale di pallavolo Mauro Berruto, il radiocronista Francesco Repice, il conduttore Jacopo Volpi e il giornalista Leo Turrini. Particolarmente intenso è stato l’incontro in presenza con il popolare conduttore televisivo Salvo La Rosa. Un momento di forte impatto emotivo e di scambio umano che ha lasciato il segno nei partecipanti e che lo stesso giornalista ha promesso di voler rivivere al più presto.
