Sai Palermo, la metodologia dell’accoglienza fa scuola in Polonia

Scambio europeo con la Fundacja EDS – Europejski Dom Spotkań venuta in Italia per visitare alcune sedi del Sai Palermo gestite dal Consorzio Umana Solidarietà, da Sviluppo Solidale e dal Centro Diaconale “La Noce” – Istituto Valdese.

Guidata dall’Assessore alle Politiche giovanili e all’accoglienza migrant, Fabrizio Ferrandelli, da Angela Errore, responsabile di “Casa dei Diritti” e dei progetti Sai del Comune di Palermo, da Paolo Ragusa, coordinatore di “Umana solidarietà”, da Francesco Passantino, presidente di “Sviluppo solidale”, da Chiara Cianciolo referente dell’appartamento di sgancio “Meridiano 13” del “Centro diaconale “La noce”-Istituto valdese”, presenti anche Giuseppe Vitrano, assessorato alle Politiche giovanili e all’accoglienza migranti, e Rosi Pennino, capo della segreteria tecnica della Città metropolitana, la visita è stata un’occasione preziosa per mettere a confronto due modelli di accoglienza e inclusione sociale.

La delegazione polacca – composta dalla Associazione “Nowy Staw” di Lublino, da Agata Gawlik, progettista e presidente di “Nowy Staw”; da Katarzyna Sobieszczańska, vicepresidente, responsabile della contabilità e direttrice di una casa di accoglienza per i profughi dall’Ucraina; Ewa Nirocha, responsabile del settore personale; don Marek Stawski, collaboratore di Nowy Staw, responsabile spirituale e punto di riferimento con l’Italia – ha potuto confrontarsi sulle metodologie di lavoro in équipe con Patrizia Pappalardo, assistente sociale a supporto del Rup del nostro progetto Msna, e con Giuseppe Candolfo, coordinatore del nostro progetto Msna.

«Da un lato, l’esperienza polacca, fortemente orientata alla partecipazione giovanile e alla cittadinanza attiva; dall’altro il Sistema SAI di Palermo, riconosciuto a livello nazionale per il suo approccio integrato rivolto a minori stranieri non accompagnati e giovani neomaggiorenni», ci ha detto Candolfo.

«Lo scambio ha permesso di individuare pratiche trasferibili: dal modello polacco, il Sai può trarre ispirazione per rafforzare attività di educazione non formale, volontariato e partecipazione attiva; dal modello palermitano, la Fondazione EDS può integrare strumenti di presa in carico strutturata, progettazione individualizzata e collaborazione istituzionale. Sono stati presentati punti di forza del progetto e criticità», spiega Pappalardo.

«L’incontro tra i due sistemi conferma che l’Europa dell’accoglienza e dell’inclusione si costruisce attraverso il dialogo, la condivisione e la capacità di valorizzare le differenze come risorsa comune», conclude Angela Errore.